Giovedì, 18 Giugno 2015 20:17

Un dibattito sulla morte di Gesù. È possibile essere criticati per quel che non si è detto?

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Capita che a "La morte di Gesù. Indagine su un mistero" siano state attribuite idee e temi che non appartengono al libro.Vogliamo spiegare il nostro punto di vista.

Noi parliamo della morte di Gesù, delle circostanze che la determinarono, degli ambienti che osteggiarono Gesù fino a condurlo alla croce. La sua uccisione è fatto inequivocabile e drammatico. E' una fine ignominosa, insopportabilmente pesante per i suoi seguaci. Rimasero soli,  furono costretti a rivedere tutta la propria storia con Gesù e il proprio futuro. Nacquero tante interpretazioni, gli eventi vennero visti in modo differente da singoli e da gruppi. Alcune cose rimasero però misteriose, altre caddero nell'oblio.

La morte di Gesù è centralissima perchè traumatica. Pensiamo che se Gesù non fosse morto di morte violenta e infamante, tutta la storia dei seguaci - e la nostra storia naturalmente -  sarebbe stata ben diversa. Ma cosa sappiamo esattamente della morte di Gesù? Ne dovremmo sapere di più o osservarla meglio?

 

Cosa Gesù ha percepito di quello che stava accadendo? Quale era la sua visione delle ostilità che crescevano attorno a lui? Temeva di morire? Voleva realmente morire? E cosa è stato raccontato della morte infamante, troppo frettolosa e troppo carica di significati difficili e oscuri?

Su questi problemi ci siamo obbligati a ragionare. Abbiamo interesse che siano conosciuti e discussi i testi protocristiani (di ogni ordine) che ci sono pervenuti e che sono alla base della nostra cultura. L'uccisione di Gesù è un argomento di grande richiamo per molti lettori. E a questo bisogno di sapere vogliamo rispondere. Non desideriamo però spostare - ne lasciar spostare - l'attenzione del lettore dalla morte alla resurrezione, che non è il nostro tema. La morte e la resurrezione non sono eventi dello stesso ordine. Occorre distingere e sapere pazientemente indagare, a tutto tondo, su un dramma che non si è mai totalmente spiegato.

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RISPOSTA all'articolo di M. Iannaccone. 

Ringraziamo anzitutto Avvenire e Mario Iannaccone per la recensione del nostro libro La Morte di Gesù. Indagine su un mistero. Ringraziamo anche per il riconoscimento della serietà della nostra indagine e il tono gentile in cui si manifesta  il dissenso. Normalmente non è bene replicare a una recensione. In questo caso ci permettiamo di farlo perché Iannaccone dedica quasi metà del suo intervento alla Risurrezione quasi che fosse questo il tema del nostro libro. La risurrezione è di estrema rilevanza per la fede dei primi seguaci di Gesù e per quella di milioni di cristiani oggi. Iannaccone dice che “stando agli autori che lo fanno capire implicitamente” le visioni del risorto “sono illusioni”, “non viene dato loro credito se non in quanto invenzioni”. Noi però questo non lo abbiamo scritto.

            Quello che noi diciamo è un’altra cosa. Noi proponiamo una serie di dati precisi ai lettori per domandare se sia stata la morte a costringere i seguaci di Gesù a ripensare radicalmente tutta la sua vicenda e intenderla in modo differente da come la avevano intesa prima della crocifissione. Abbiamo intenzionalmente spostato tutta la riflessione sulla morte. La nostra è una tesi importante. Ne va di una questione esegetica fondamentale allora come oggi: Gesù aspettava il regno di Dio oppure la propria morte? Dobbiamo opporre il regno alla morte o conciliare i due aspetti e privililegiarne uno a scapito dell’altro? Questione di estrema rilevanza, e per questo nel nostro libro sono molte di più le ipotesi che  le certezze.            Iannaccone ha ragione a dire che i titoli sono spesso scelti degli editor delle case editrici più che dagli autori, come avviene del resto anche per gli articoli dei giornali. Proprio per questo, “Indagine su un mistero” è un titolo pertinente perché molti sono i fatti che si narrano sulla fine di Gesù su cui si ha poca certezza. La parola “mistero” non riguarda “l’inspiegabile evento della risurrezione”. Vuole avvertire il lettore che in genere si conosce poco e male il dramma di Gesù e le circostanze che l’hanno determinato. Come quando ad esempio diciamo: “ Come siano andate le cose rimane un mistero”. È questo forse il contributo più importante del libro: mettere in  luce le cose che rimagono misteriose nella morte di Gesù. Gesù voleva veramente morire o cercò di sfuggire a questo destino? Quale fu il motivo per cui Gesù fu catturato? Gesù fu sepolto da Giuseppe di Arimatea o non piuttosto dalle autorità gudaiche? Gesù fu sottoposto ad un processo del Sinedrio? Realmente le donne non raccontarono a nessuno di aver trovato la tomba vuota? E molti altri interrogativi.

È di questi “misteri” o meglio eventi difficili da appurare storicamente che noi parliamo. Ai lettori proponiamo spesso domande più che soluzioni e anche un  metodo di lettura dei testi che ci pare francamente abbastanza nuovo.

Adriana Destro e Mauro Pesce

 

Letto 1558 volte Ultima modifica il Venerdì, 19 Giugno 2015 17:56

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Adriana Destro

Ordinaria di Antropologia culturale Università di Bologna, Facoltà di Lettere, Dipartimento di Discipline storiche. Dal 1994. Fondatrice del LEA - Laboratorio Etno-Antropologico dell'Ateneo di Bologna.. (continua)